(Intercomites Germania) Tommaso Conte: no al rinnovo dei Comites senza riforma




STOCCARDA - “Onorevole ministro, in una recente audizione alle Commissioni Affari Esteri di Camera e Senato unificate, lei ha confermato che entro l’anno corrente si terranno le elezioni per il rinnovo dei Comites e, giunto alla fine del mio mandato in veste di presidente del Comites di Stoccarda e di coordinatore dell’Intercomites/Germania, sento la necessità e il dovere di chiudere questa importante parentesi d’impegno sociale e di volontariato, iniziata nel lontano 1991, con alcune osservazioni, che riguardano il futuro di questi organismi di rappresentanza”. Si apre così la lettera che Tommaso Conte ha inviato al ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Luigi Di Maio, dal quale attende ora risposta. “Premetto che le osservazioni, qui di seguito illustrate, riflettono anche le indicazioni a me giunte in questi ultimi anni, nel continuo contatto con i presidenti Comites della Germania”, precisa Conte che scrive: “È, innanzitutto, preoccupante che, per lo svolgimento delle nuove elezioni, nulla sia stato sinora annunciato sul cambiamento delle norme di partecipazione. È evidente che senza la riforma della legge dei Comites, ancora una volta verrà ridotta l’offerta di partecipazione al voto, che invece dovrebbe essere garantita incondizionatamente a tutti gli aventi diritto: i cittadini italiani, maggiorenni e iscritti all’A.I.R.E. Si ha scarsa memoria delle ragioni che all’ultima tornata elettorale hanno causato una risibile partecipazione. In Germania mediamente si fermò al 3% dei potenziali aventi diritto al voto. Ci appare pertanto logica la richiesta di equiparare le modalità di voto per i Comites a tutte le altre consultazioni elettorali, quindi, che gli elenchi degli elettori siano stabiliti d’Ufficio e includano tutti gli aventi i requisiti alla partecipazione, che rispondono a quelli già noti. Questa affermazione rafforza la legittimazione più chiara ed evita che l’Amministrazione della Farnesina si limiti a invitare alla partecipazione i soli cittadini “interessati al voto”, misconoscendo i diritti fondamentali che concorrono a definire e garantire la rappresentanza democratica, come strumento riconosciuto a salvaguardia degli organismi elettivi. Lo sforzo da compiere, invece, se li si vuol rendere credibili, è proporre che le elezioni dei Comites riconoscano il diritto di partecipazione universale, offerto a tutti, auspicato per tutti. Il timore di escludere una larga fascia di potenziali elettori da queste nuove consultazioni è fondato e riguarda anche le esperienze già fatte da questi Comitati, la cui ragione di essere, oggi, è fin troppo basata sulla mera buona volontà dei singoli presidenti e consiglieri. Nonostante si tratti di organismi elettivi, regolati da un’esplicita norma dello Stato, i 113 Comites, che per loro natura operano all’estero, non hanno nei confronti dello Stato che li ospita nessuna missione o ruolo, sia formali sia giuridici, con la pregiudizievole esclusione da tutti i trattati internazionali che regolano i rapporti tra stati. Sono i singoli presidenti, quali persone fisiche, a doversi assumere ogni responsabilità personale nei confronti delle istituzioni locali, vuoi per la stipula di un contratto d’affitto per la sede o di un contratto di collaborazione con un’unità di segreteria o di una semplice ordinazione di materiale di cancelleria. Il presidente ne risponde sempre e a titolo personale anche nel caso di in un’eventuale Sede di Giudizio o nei confronti del Fisco locale. Anche nei rapporti dei Comites con le Autorità diplomatiche e consolari, la legge assegna ai Comites dei compiti formulati in maniera tale da dipendere solo ed esclusivamente dalla buona volontà del diplomatico di turno o dalle capacità del presidente in carica. Un diffuso senso di frustrazione è emerso fin troppo spesso, quando i Comites hanno seguito con serietà le prerogative riconosciute al loro mandato, che rispondono al sostegno, ai bisogni, alle aspirazioni e alla soluzione dei problemi della collettività di riferimento. Signor ministro, la nostra missiva vuole sollecitare a valorizzare i Comites del futuro. È un dato di fatto che un Consiglio Pastorale di qualsiasi parrocchia, per sua struttura e organizzazione, ha nei confronti del cappellano facoltà più incisive di quante ne abbia un Comites nei confronti di un Console. Sottoponiamo alla sua attenzione, in buona sintesi, la necessità di invertire i rapporti Comites-diplomazia, in modo che detti rapporti siano frutto di una concertazione e non più di una mera consultazione, troppo spesso, fatta a senso unico. L’istituto dei Comites è rimasto invariato, fermo alle vicende degli anni ottanta, mentre la crescente collettività italiana all’estero è figlia dei nostri tempi. Col tempo abbiamo avuto modo di osservare come i Comitati per gli Italiani all’Estero abbiano addosso ancora la polvere della vecchia emigrazione (per la quale il semplice dialogo con un console o ambasciatore poteva effettivamente essere vissuto come compiacimento personale o una considerazione privilegiata), mentre le nuove generazioni di italiani all’estero, meglio formate e meglio inserite nel tessuto locale, non provano attrazione nei confronti di Comitati finché saranno limitati a svolgere un mero ruolo di “segnalatori” delle esigenze della collettività. È invece sotto gli occhi di tutti il rischio che i Comites, diventino sempre più un semplice strumento di organizzazione del bacino elettorale all’estero. Senza una profonda riforma le elezioni del prossimo dicembre rischiano, infatti, di essere pilotate dai “soldati” dei singoli partiti politici, lasciando a piedi chi, come noi nel passato, ha creduto e crede nell’emancipazione degli italiani all’estero, elevandoli al ruolo di veri interlocutori delle Autorità diplomatico-consolari, per valorizzare concretamente le attività legate alla gestione dei servizi consolari, alla diffusione e all’insegnamento della lingua madre e all’assistenza ai meno fortunati. Auspichiamo di vedere i futuri Comites inseriti negli ingranaggi e nei meccanismi istituzionali rispondenti alle aspettative dei nostri tempi per poterci sentire fieri di raccontare con orgoglio: io ne ho fatto parte, sin dall’inizio, li abbiamo aiutati a crescere!”. (aise)



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