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DA ROMA A BRUXELLES COL PREFETTO TAGLIENTE: I VALORI ANCRI COME ANTIDOTO DEI VELENI DEL WEB



BRUXELLES – Il Prefetto Francesco Tagliente, già Prefetto di Pisa e Questore di Roma e Firenze, è oggi Delegato per i Rapporti Istituzionali dell’Associazione Nazionale Insigniti dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana (ANCRI). Nei giorni scorsi ha posto pubblicamente su Facebook alcune domande che hanno subito provocato un interessante dibattito. “Che sta succedendo sui social network sempre più utilizzati dai minori?”, si è chiesto. “È possibile ridurre i fattori di rischio che influiscono su alcuni comportamenti pericolosi di molti giovani? Cosa pensano gli studiosi della psicologia della comunicazione delle piattaforme digitali incontrollate e del “linguaggio della violenza” utilizzato in libertà anche nel corso di molti talk show pure in prime time?”. Questo dibattito social si inserisce in una serie di iniziative che il Presidente Nazionale, Ufficiale Tommaso Bove, assieme ai Delegati nazionali ed ai Presidenti e soci di tutte le sezioni nazionali e delle 18 delegazioni all’estero assume da tempo. Su temi associativi legati ai valori costituzionali ed ai simboli della Repubblica Italiana. A cominciare dal tricolore. Al cui decoro l’Associazione dei benemeriti vigila. Intervenendo anche finanziariamente per sostituirlo sugli edifici pubblici, quando logoro o indecoroso a causa di mancanza di risorse dell’ente che lo espone. Anche in periodo di pandemia, i benemeriti della Repubblica non hanno cessato la loro intensa attività. Sia in Italia che nei 18 paesi del mondo dove l’ANCRI è rappresentata. Le piattaforme digitali e social dell’Associazione eliminano infatti le distanze. E permettono anche interessanti dibattiti virtuali. Come quello sul tema dei rischi provenienti dall’uso dei social per i minori. Forte degli insegnamenti della sociologia giuridica e della criminologia applicata al controllo sociale, Tagliente, quando era in servizio, era riuscito, quale Autorità di Pubblica sicurezza sul territorio a Pisa, Firenze e Roma, a coniugare la necessità di adempiere ai doveri dello Stato con le esigenze di rispetto dell’individuo come persona umana. Della sua individualità e delle sue legittime aspettative. Senza mai trascurare l’impegno per la promozione e la divulgazione dei principi e dei valori incarnati nei simboli della Repubblica su cui si fonda lo Stato democratico e pluralista delineato dalla Costituzione repubblicana. Con questa esperienza professionale e vocazione sociale Tagliente ha provato a rispondere alle sue domande. Richiamando innanzitutto l’attenzione dei soci ANCRI e dei suoi numerosi followers personali che “un’adeguata promozione e divulgazione dei principi e dei valori della nostra Costituzione, specialmente di quelli incarnati nei simboli nazionali, potrebbe contribuire a ridurre i fattori di rischio che influiscono su alcuni comportamenti pericolosi di molti giovani spesso vittime di persone adulte che li inducono a tenere comportamenti antisociali e delinquenziali. Sui social network fenomeni giovanili inquietanti “Ciò che inizia come un gioco si trasforma spesso in una sfida esasperata e, attraverso un processo emulativo propagato con forza dalla rete, i casi isolati finiscono per amplificarsi provocando finanche drammi e tragedie familiari”, ha osservato Tagliente. Aggiungendo che a determinate fasce di età “lo spirito di emulazione è tanto più forte quanto è più debole la capacità di selezionare, analizzare e distinguere. Basterebbe pensare al recentissimo, folle e tragico gioco hanging challenge, agli ormai non episodici casi di cutting che coinvolgono addirittura ragazzi meno che adolescenti, alle nuove forme di devianza minorile diffuse su internet attraverso forum, social, siti dedicati o altre forme di diffusione digitale come il bullismo elettronico. Ma penso anche alla diffusione di fotografie e di video in rete, alle chat con sconosciuti e ai tristi casi di pornografia e pedopornografia.” Al linguaggio della violenza opporre il linguaggio dei valori costituzionali “In attesa che il legislatore valuti, per i grandi gestori delle piattaforme digitali e per alcuni mezzi di comunicazione di massa, forme idonee a disciplinare la comunicazione diretta ai giovani, - prosegue l’ex Questore di Roma - intendo lanciare una proposta alternativa che presuppone l’utilizzo di un altro linguaggio, antico e attuale allo stesso tempo.” “Al linguaggio della violenza – dice Tagliente - io propongo il linguaggio del rispetto dei diritti tutelati dal nostro ordinamento attraverso la percezione e l’accoglimento dei valori e dei princìpi fondamentali della Costituzione repubblicana e dall'insieme dei suoi indirizzi e precetti come il valore del Tricolore. E lo faccio, questa volta, confidando e non temendo la forza dell’emulazione. E pensando alla forza della emulazione e degli esempi positivi necessari a costruire la personalità dei ragazzi richiama i doveri costituzionali dei pubblici funzionari, dicendo: “Chi è chiamato ad esercitare una pubblica funzione deve mettere una particolare cura nell’adempimento della funzione loro affidata, ed essere di esempio per gli altri cittadini.” “Il nostro agire da cittadini – secondo Tagliente - non poggia solo sui diritti ineludibili, ma prevede altrettanti doveri fondamentali. E fra i doveri – oltre a quelli di solidarietà politica, economica e sociale (difesa della Patria, concorso alle spese pubbliche, fedeltà alla Repubblica, osservanza delle leggi) e all’obbligo di esecuzione degli ordini legittimi delle pubbliche autorità – vi è una serie di prestazioni e comportamenti di notevole rilevanza sociale compreso il dovere, soprattutto per le istituzioni e i pubblici funzionari soggetti a una serie di regole che nel loro complesso costituiscono esplicazione della previsione fondamentale dell’art. 54 della Costituzione: “i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle, con disciplina ed onore”. Il delegato ANCRI ai rapporti istituzionali ha inoltre sottolineato il disvalore educativo e civico, per i giovani, dal mancato rispetto della Bandiera che purtroppo spesso si nota esposta anche su edifici pubblici, in pessime condizioni d’uso, strappata, lacerata, scolorita o sporca e non fanno eccezione neppure i Palazzi sede di istituzioni locali o nazionali. “Penso al dovere di rispettare e promuovere il Tricolore, simbolo della Patria, delle libertà conquistate, dei sentimenti più nobili del popolo italiano di cui rappresenta l’unità nella Nazione e per la Nazione. Peraltro – ha proseguito - la collocazione della bandiera fra i principi fondamentali della Costituzione (art 12), non solo ne sanziona il primato gerarchico rispetto a ogni altro vessillo, ma attribuisce al Tricolore una funzione vincolante sia per le istituzioni che per incaricati di pubbliche funzioni, ai quali spetta di promuoverne il valore e verificarne il rispetto del decoro. Perché la bandiera è cucita sulla nostra pelle sin dalla nascita e si manifesta in circostanze particolari per darci forza, passione e coraggio. E lo fa nei momenti di gioia e in quelli di tristezza, proprio quando nella collettività nazionale i legami si riscoprono più saldi. Conclude quindi la pubblica riflessione con un invito al mondo accademico: “Mi piacerebbe veramente sentire cosa ne pensano gli studiosi delle scienze comportamentali e della comunicazione, perché sono sempre più convinto che ad alimentare tali fattori di rischio, che potrebbero tradursi in comportamenti antisociali e delinquenziali, contribuiscano alcune piattaforme digitali e il linguaggio utilizzato da alcuni ospiti di talk show”. I social non sono né buoni né cattivi E l’invito è stato accolto dal mondo accademico. A dimostrazione di quanto i social oggi, come ha osservato il Delegato ANCRI per il Belgio, l’Unione Europea, gli Organismi Internazionali ed il coordinamento delle 18 delegazioni all’estero, Generale della Guardia di Finanza Alessandro Butticé. Secondo il quale “I social ed il web non sono buoni o cattivi. O meglio, possono essere sia buoni che cattivi. Come il coltello. Che è buono quando serve a tagliare il pane. Ma cattivo quando serve ad uccidere. Come le automobili. Che mai penseremmo di eliminare o vietare, anche se causano più morti del Covid. Bisogna però fare la scuola guida prima di ottenere la patente e fare campagne di informazione sulla sicurezza stradale. E, mutatis mutandis, si dovrebbe e dovrà fare la stessa cosa con social e web. Soprattutto per i giovani.” La risposta del mondo accademico A conferma di un buon utilizzo dei social, come strumento di informazione e dibattito, seppure mettendo in guardia i giovani dal loro cattivo utilizzo, la psicoterapeuta e criminologa Virginia Ciaravolo, docente di psicologia clinica a Roma concorda con le osservazioni del prefetto Tagliente. Aggiungendo che “l'agito di Tik Tok nel mettere limiti di età all'accesso ci dice che i social sono diventati terra di nessuno. Chiunque senza il minimo rispetto per l'altro posta improperi, foto forti o imbarazzanti. I minori inconsapevoli di avere tra le mani una bomba ad orologeria scimmiottano gli adulti. Occorre un'educazione digitale, un uso responsabile del web, formazione ed informazione su rischi e pericoli. Come? Da quello che hai appena scritto, cominciando dai valori.” Mentre lo psicologo Andrea Smorti, professore onorario dell’Università di Firenze pone l’accento sull’età degli utilizzatori delle piattaforme e sul controllo da parte degli adulti. “Fino adesso – scrive il prof Smorti - non sono stati trasmessi dei modus operandi con cui utilizzare gli strumenti digitali: si è insegnato ad usare il casco in bicicletta o che con i coltelli taglienti ci si può far male ma pochissimo è stato insegnato su come usare e se usare questi strumenti. È necessario che vengano, a tutti i livelli, trasmesse delle regole di condotta in merito, ivi compresa l’età a partire dalla quale utilizzarli. È inoltre indispensabile che questi strumenti siamo costruiti in modo che gli adulti possano intervenire per vincolarne l’uso in modo che non sia possibile navigare liberamente.” La giornalista Dania Mondini ricorda invece che “tutto è iniziato molto tempo prima che i nostri ragazzi avessero in mano un cellulare. Il mondo della comunicazione a cominciare da talk show in prima e seconda serata, hanno da anni permesso, quando non addirittura promosso, aggressività volgarità e disattenzione all'altro. Resto sempre dell'idea che l'esempio è fondamentale a cominciare dalla famiglia. Emulare personaggi televisivi è consuetudine. Cosa vogliamo imputare ai ragazzi? Sono vittime...che dovremo recuperare, se non vogliamo ulteriori degenerazioni. La scuola deve e può salvare il futuro...intanto forse dovrebbero esserci maggiori rigidità da parte dei grandi network e social...che sembrano ormai una terra di nessuno in nome di una libertà che spesso è confusa con violenza e prevaricazione.” Lo psicologo Stefano Taddei, dell’Università di Firenze, sperando che il tema possa essere sviluppato ulteriormente, auspica un investimento in educazione e cultura. “Come non essere d’accordo! – scrive- Non solo: apprezzo tantissimo il richiamo alla costituzione e alla pratica educativa che inevitabilmente richiama. La sfida sta nel riuscire a collegare la capacità di costruire abilità di vita, di ascolto e di espressione delle emozioni e dei sentimenti con il senso personale che impernia i valori “costituzionali”. La sfida sarà rendere i social luoghi di pratica del rispetto e della libertà ma per far ciò occorre avere la forza di investire in educazione e cultura, e non sempre vedo convinzione in tal senso.” La psicologa clinico e forense e criminologo già giudice onorario minorile Silvia Calzolari ricordando il suo contributo fornito, come psicologo clinico e forense e criminologo, al Corso di Perfezionamento in “Psicologia della comunicazione e della testimonianza”, riservato a 44 poliziotti laureati, organizzato da Tagliente insieme con l’Università ricorda con orgoglio la partecipazione a quel Corso, che all’epoca rappresentò un’iniziativa originale e di speciale interesse. “Anche oggi l’importanza cruciale della comunicazione – scrive - non è mutata, anzi più che mai rappresenta uno strumento educativo e di contrasto alla povertà morale dilagante. Aggiungo alla necessità di un linguaggio dei diritti e delle regole anche quello della relazione, che esiste sempre meno perché la vera piaga è il NARCISISMO. Questo concetto apparentemente innocuo in realtà è ciò che muove la mercificazione dell’immagine, lo sprezzo di ciò che non appare ma è valoriale, la rabbia che si traduce in aggressività quando non si è al centro dell’attenzione. Più che mai urge una riflessione corale per diffondere una cultura antinarcisistica, di recupero di ciò che si sta perdendo attraverso un uso distorto della tecnologia.” La psicologa Francesca Arpino afferma che “La sfida sarebbe poter comunicare garantendo sicurezza e protezione anche attraverso uno strumento elettronico. Le varie tecniche purtroppo usate dai manipolatori costituiscono le armi più diffuse utilizzate contro la nostra psiche, e a esser prese di mira sono spesso le nuove generazioni con le loro debolezze, emotività e fragilità. Delimitare attraverso regole e nuovi interventi un terreno tanto spinoso è un primo passo per lavorare sul nostro linguaggio, la nostra percezione e i nostri obiettivi. Perché il conflitto nasce dove ogni comunicazione crea un terreno di mistificazioni e disequilibri.” Il sociologo e Criminologo Claudio Loiodice Presidente del Dipartimento Piemonte dell’Associazione nazionale sociologi scrive che “La società si evolve in maniera vertiginosa, molto di più della capacità della società stessa di adottare degli Istituti capaci di regolamentare i fenomeni sociali che stiamo vivendo. Non dimentichiamo però che veniamo da un'epoca che ha visto una trasformazione radicale delle abitudini e delle relazioni. Internet è un mezzo imprescindibile, ha abbattuto ogni barriera anche se nasconde delle insidie pericolose. Almeno, a differenza delle droghe, ci consente di facilitare i contatti sociali e quindi di progredire. In sintesi, credo che sia necessario ampliare lo spettro dei controlli non per il suo utilizzo, ma sui contenuti, ma ritengo che inevitabilmente questo ci costerà qualcosa in termini di rischio” Una regolamentazione europea potrebbe essere efficace per accompagnare l’educazione dei giovani Il Generale Alessandro Butticé, da Bruxelles, ha concluso mettendo in evidenza la necessità che i giovani vadano “protetti e tutelati soprattutto attraverso educazione e, se necessario, anche strumenti normativi”. Pur ricordando che “nella nostra Costituzione, ma anche nei trattati dell’Unione Europea, ci sono tutti quei valori, che dovremmo aiutare i nostri giovani a conoscere. E che il tricolore, assieme alla bandiera Ue, simbolicamente rappresentano”. Prima di ringraziare il Prefetto Tagliente per questo “stimolo e sapiente contributo di pensiero”, forte della sua competenza in materia di Diritto dell’Unione Europea, ha precisato che “la regolamentazione, che deve essere complementare e non alternativa all’educazione, dovrà colmare un evidente nuovo normativo. E, vista la portata globale dei social e del web, questa regolamentazione dovrebbe essere quanto meno a livello Ue. E non solo nazionale. Se si tende ad una concreta efficacia. Senza neppure dimenticare che solo l’Ue ha dimostrato di essere capace, e di avere gli strumenti necessari, di negoziare in modo convincente con i giganti del web”. (aise)

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