Le agevolazioni fiscali per coloro che decidono di trasferire la propria residenza in Italia

A “L’Italia con Voi”, Eleonora Medda (Cgie e Inca Belgio) illustra le agevolazioni fiscali per coloro che decidono di trasferire la propria residenza in Italia



Alcune indicazioni sulla normativa contenuta in ultimo nel Decreto crescita

(fonte immagine Rai Italia)

ROMA – In collegamento con “L’Italia con Voi”, la trasmissione di Rai Italia dedicata ai connazionali all’estero, Eleonora Medda, membro del Comitato di presidenza del Consiglio generale degli italiani all’estero e coordinatrice dell’Inca Belgio, illustra quali sono le agevolazioni fiscali per coloro che sono residenti all’estero e decidono di trasferire la propria residenza in Italia.

Medda segnala come il quadro normativo in materia sia evoluto nel corso degli anni, con una serie di interventi adottati a partire dal 2010 e su cui il Decreto crescita è intervenuto per un riordino che interessa coloro che decidono di trasferire la propria residenza in Italia a partire dal 2020.

“I beneficiari delle agevolazioni sono neo residenti, pensionati, ricercatori e docenti, lavoratori impatriati, impatriati al Sud e sportivi professionisti – spiega Medda, che si sofferma poi sui requisiti necessari all’accesso alle agevolazioni per alcune di queste categorie.

In primo luogo, i pensionati, che possono beneficiare delle agevolazioni se “percepiscono pensioni estere, non sono stati fiscalmente residenti in Italia nei 5 anni precedenti e intendono trasferire la propria residenza in Italia nei comuni del Mezzogiorno con meno di 20mila abitanti: essi – spiega Medda – hanno diritto per 10 anni ad un regime agevolato con un’aliquota unica al 7% sui redditi di fonte estera”.

I lavoratori impatriati sono invece “tutti i dipendenti, gli autonomi, gli imprenditori individuali residenti fiscalmente all’estero per almeno 2 anni e che si impegnano a restare in Italia per almeno 2 anni, lavorando prevalentemente sul territorio italiano; oppure soggetti in possesso di laurea che hanno studiato fuori negli ultimi 24 mesi o più conseguendo un’ulteriore laurea o una specializzazione”. “Per questi soggetti, per 5 anni – che si possono estendere in caso di figli a carico e acquisto di un’abitazione, – il reddito imponibile sarà calcolato solo sul 30% dei redditi e l’agevolazione sarà applicata dall’impresa direttamente in busta paga – precisa Medda, che aggiunge che “per gli impatriati al sud, che sono gli stessi soggetti di prima che si trasferiscono in una regione del Mezzogiorno, l’agevolazione prevista è il reddito imponibile al 10% per 5 anni”.

“Si stima che in totale circa 25 mila soggetti dal 2011 ad oggi, in particolare impatriati e ricercatori, abbiano beneficiato di queste agevolazioni, molto pochi rispetto ai flussi di uscita che conosciamo – rileva la coordinatrice del patronato Inca, che ritiene debba essere data maggiore visibilità a questi interventi.

“Gli incentivi vanno benissimo – aggiunge, – ma c’è bisogno di una visione politica a lungo termine e di una politica molto più incisiva per la creazione di posti di lavoro in Italia per tutte quelle persone che spesso sono costrette a partire vista la mancanza di opportunità, cui si associa nel nostro Paese anche uno scarso sistema di welfare”. Per avere più informazioni sul tema si rimanda agli uffici di patronato, alle rete diplomatico-consolare, o al sito internet dell’Agenzia delle Entrate. Inoltre, vista la complessità della normativa, una volta rientrati in Italia, Medda suggerisce di rivolgersi a Caf o specialisti. Maggiori informazioni sono anche disponibili sul sito: https://www.gruppocontroesodo.it/. (Inform)


22/03/21

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