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Giornata dell’immigrazione italiana in Brasile, evento sul canale Youtube del Seminario emigrazione

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RIO DE JANEIRO – In occasione del Dia Nacional do Imigrante Italiano, la comunità italiana in Brasile ha tenuto un incontro online – sul canale Youtube ‘Seminario emigrazione italiana nel Minas Gerais’ – sul tema appunto dell’emigrazione, presentato da Silvia Alciati (consigliera Cgie-Brasile) e da Cilmar Franceschetto (archivio pubblico dello Stato di Espirito Santo e membro del Comites di Rio de Janeiro). L’evento è stato organizzato dall’Istituto Italiano di Cultura di Rio de Janeiro, dal Museo dell’Emigrazione Italiana (MEI) e da Ponte Entre Culturas con il sostegno istituzionale dell’Ambasciata d’Italia di Brasilia e del Consolato Generale d’Italia di Rio de Janeiro, in collaborazione con la rivista Comunità Italiana.

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Cilmar Franceschetto ha ricordato questa data importante legata alla figura dell’imprenditore trentino Pietro Tabacchi che alla metà dell’800 emigrò proprio nello Stato brasiliano di Espirito Santo: qui, dalla sua fazenda ‘Monte delle Palme’, divenne una sorta di apripista per l’arrivo, nei decenni successivi, di altri suoi conterranei al fine di inserirli nella coltivazione di caffè. Come ricordato da Franceschetto, il 3 gennaio 1874 un nucleo di circa 400 famiglie di contadini partì dal porto di Genova alla volta di Vitória impiegando ben 45 giorni di viaggio e arrivando quindi a destinazione nella seconda metà di febbraio. Il 21 febbraio è quindi il Giorno dell’immigrazione italiana in Brasile. Pietro Tabacchi apre definitivamente alla diaspora italiana in Brasile e, come ricordato da Franceschetto, si tratta di un episodio storico documentato.


Silvia Alciati ha sottolineato invece il valore simbolico di celebrare questa data e questo evento parlando dell’iniziativa di “memoria storica, popolare e collettiva del nostro Paese” portata avanti dal Museo dell’emigrazione italiana “il cui ruolo è proporre a livello nazionale un tema come quello dell’emigrazione che finora non è apparso sempre ben conosciuto”, come ha spiegato Alciati evidenziando come “il fenomeno migratorio italiano abbia rappresentato nell’ultimo secolo una ricchezza non solo per i Paesi ospitanti ma anche per la stessa madrepatria, per esempio attraverso le rimesse di denaro dall’estero”. L’emigrazione, come ha voluto precisare Alciati, rappresenta tuttora una ricchezza sotto forma di stimolo alla divulgazione della nostra cultura e storia, portate nel mondo da persone che partono dall’Italia in cerca di nuove opportunità. L’invito è dunque quello “a recuperare coscienza del fenomeno dell’emigrazione italiana attraverso la storia”, ha sottolineato Alciati considerando l’intera rete museale sull’emigrazione in divenire come luogo di partenza per creare una riflessione approfondita.


Paolo Masini, Presidente del comitato direttivo del MEI, ha definito quella del museo come “una scommessa da giocare coinvolgendo tutti coloro che sono partiti dal nostro Paese: il legame con il Brasile è forte”, ha evidenziato Masini parlando di un’operazione, forse mai vista finora per importanza e impegno, di recupero della memoria storica sull’emigrazione italiana. “E’ la storia dell’Italia e quindi la storia di tutti noi e lo vogliamo fare con il massimo coinvolgimento riportando anche le singole storie, perché il popolo italiano è visto come un seme prezioso trapiantato in terre prosperose. La lanterna è spesso l’ultima cosa che questi connazionali in partenza vedevano dell’Italia”, ha sottolineato Masini evocando oltre il porto di Genova anche quelli di Napoli e Palermo.


Pierangelo Campodonico, Direttore del Galata Museo del Mare di Genova e segretario del comitato direttivo del MEI, ha ricordato come il cantiere per il nascente Museo dell’Emigrazione Italia di Genova si sia aperto proprio in questi giorni. “Speriamo che il museo possa aprire già nella primavera del 2022: esso sorgerà all’interno della Commenda San Giovanni di Pré, un edificio medievale del XII secolo. Perché proprio a Genova? – ha voluto spiegare Campodonico – Perché Genova è stato per decenni l’imbuto attraverso il quale è passata buona parte dell’emigrazione italiana; progressivamente si iniziò a partire anche da Napoli e Palermo e le mete principali erano le Americhe”, ha spiegato Campodonico mostrando attraverso alcune slide gli spazi del palazzo storico che un tempo ospitavano pellegrini e migranti. Si tenterà dunque di rappresentare al meglio l’idea del “mettersi in cammino” quale elemento che accomuna ogni forma di emigrazione a prescindere dall’epoca, dal mezzo di trasporto e dalle destinazioni. Campodonico ha sottolineato come l’emigrazione sia stata segnata anche da tragedie: su tutte sono state menzionate quella delle miniere di Marcinelle e quella del naufragio della nave Sirio; così come ci sono state tragedie legate ad episodi di razzismo, per esempio quella del massacro di italiani ad Aigues-Mortes. Quindi il museo visto come luogo in cui poter ricordare le diverse sfaccettature dell’emigrazione italiana. Nel corso dell’evento è stato proiettato una video-intervista, introdotto e realizzato dalla fotografa e docente universitaria Kátia Lombardi, dedicata alle famiglie di immigrati italiani a São João del-Rei nello Stato del Minas Gerais dove, a partire dal 1888, cominciarono ad arrivare le prime famiglie italiane: protagoniste del documentario “Racconti affettivi, frammenti di memoria” sono le famiglie Longatti, Giarola e Lombardi. Da Itajubá nel Minas Gerais sono intervenuti alcuni connazionali rendendo le loro testimonianze. Antonio Claret Consoli ha parlato del Circolo Italo-Brasiliano della città menzionando il libro “Pane, Vino e Molto Lavoro”; ha inoltre ricordato che la grande emigrazione in quella zona del Brasile è iniziata alla fine dell’800 e poi proseguita nel ‘900. Consoli è andato negli anni alla ricerca delle origini dei propri antenati italiani. Alessandro Giaccari ha invece raccontato la sua storia di emigrato a Itajubá da dieci anni: “questa grande passione che c’è per l’Italia in Brasile mi ha fatto molto piacere e sembra come di vivere in casa propria, essendoci anche molte famiglie di persone nate in Italia e poi emigrate qui”, ha spiegato Giaccari. Fabrizio Testi è arrivato in Brasile nel 2013 ha suggerito l’idea che non ci sia alcuna competizione tra l’amore per il Brasile e quello per l’Italia: la decisione di emigrare è stata per lo più figlia della crisi economica di inizio decennio scorso che ha molto ridimensionato le prospettive lavorative in Italia. (Simone Sperduto/Inform)


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