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“Galeotto fu ’l libro”: la conferenza di Irene Gualdo con l’IIC Messico


Cosa e come leggevano gli scrittori dei primi secoli della lingua italiana? Grazie all’influenza di quali letture hanno composto le loro opere? Nel caso di Boccaccio e Petrarca la risposta a questa domanda si è trovata nei libri che hanno posseduto e in molti casi postillato. Di Dante, invece, non possediamo né i libri né una sola parola scritta di suo pugno: possiamo solo immaginare l’aspetto della sua grafia grazie alla descrizione che ne ha lasciato Leonardi Bruni, probabilmente in base ad un autografo dantesco oggi perduto.

Di questo parlerà Irene Gualdo, ricercatrice presso l’Universitá di Roma La Sapienza, che il prossimo 8 dicembre terrà una conferenza in live streaming sul tema “Galeotto fu ’l libro: alla ricerca della biblioteca di Dante”.

Organizzata dall’Istituto Italiano di Cultura a Città del Messico, la conferenza si terrà su Zoom a partire dalle 12.00.

Vista questa assenza di dati, assume grandissima importanza l’unico cenno di Dante alla propria formazione, cioè il passo del Convivio in cui narra di aver intrapreso gli studi filosofici subito dopo la morte di Beatrice, spinto dalla lettura della Consolatio Philosophiae di Boezio a recarsi per trenta mesi “nelle scuole delli religiosi e alle disputazioni delli filosofanti” (Conv. II xii 1-7). Le scuole frequentate dal Poeta sono identificabili con gli Studia conventuali di Firenze, cioè quello francescano di Santa Croce, quello domenicano di Santa Maria Novella e quello agostiniano di Santo Spirito, unici luoghi di conservazione libraria e di educazione oltre al magistero di singoli insegnanti privati come Brunetto Latini.

Tra queste istituzioni, sede di una vivace attività culturale, di dispute filosofiche e di studio, i dati storici riconducibili a Dante privilegiano Santa Croce, i cui libri (oggi conservati principalmente presso la Biblioteca Medicea Laurenziana e la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze) documentano la fisionomia nella quale i testi che lesse si offrirono ai suoi occhi e furono modello delle sue opere.

Durante la conferenza, si tenterà di tracciare un quadro del prezioso patrimonio librario dello Studium francescano, con lo scopo di ricostruire e documentare la circolazione delle opere di Dante nella sua patria e il contesto fiorentino entro il quale ebbe luogo la straordinaria formazione culturale del Poeta.

Irene Gualdo ha studiato presso La Sapienza - Università di Roma, dove nel 2018 ha conseguito il dottorato di ricerca in cotutela con l'École Pratique des Hautes Études di Parigi, discutendo una tesi intitolata La tradizione manoscritta del volgarizzamento del “Liber de doctrina dicendi et tacendi” di Albertano da Brescia, frutto degli studi svolti sotto la supervisione di Sonia Gentili, Giorgio Inglese e Fabio Zinelli.

Alcuni suoi contributi sono stati pubblicati sulle riviste “Bollettino di Italianistica”, “Linguistica e Letteratura”, “Studi e problemi di critica testuale”.

Dal 2017 è cultrice della materia a La Sapienza. Presso questo stesso ateneo, a partire dal settembre 2020, è assegnista di ricerca nell’ambito del PRIN (Progetto di Rilevante Interesse Nazionale) Libri e lettori a Firenze dal XIII al XV secolo diretto da Giorgio Inglese. (aise)

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