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“Enrico Caruso: the greatest singer in the world”, diretto da Giuliana Muscio e prodotto dal Maeci


Verrà presentato domani, giovedì 9 giugno, alle ore 20, all’Istituto Italiano di Cultura di New York, il documentario “Enrico Caruso: the greatest singer in the world”, diretto da Giuliana Muscio e prodotto dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (Maeci).

La proiezione sarà introdotta da Giuliana Muscio e da Luigi Maria Vignali, direttore generale per gli Italiani all’estero e le Politiche migratorie del Maeci. L’ingresso è libero, con prenotazione.

Il documentario racconta l’esperienza americana di Enrico Caruso, con materiali rari e un approccio nuovo, capace di rivelare la modernità del rapporto di Caruso con i media e di sottolineare il contributo fondamentale che gli interpreti italiani hanno offerto allo sviluppo dell’industria mediatica negli Stati Uniti.

Il film utilizza foto e documenti provenienti dalla collezione donata da Dorothy Benjamin, moglie americana di Caruso, al Peabody Institute di Baltimora, dalla ricca collezione del Metropolitan Opera Archive, dal Museo Enrico Caruso di Villa Bellosguardo (Firenze) e dagli home movies girati dalla famiglia del direttore d’orchestra Giulio Setti, conservati alla Fondazione Ansaldo, oltre a cinegiornali e al film muto “My Cousin” (1918), recentemente restaurato dalla Cineteca di Bologna.

Oltre a ripercorrere l’approccio di Caruso ai media (stampa, industria musicale e cinema), il documentario si sofferma anche su come la sua notorietà e il suo successo contribuirono a modificare l’immagine degli immigrati italiani negli Stati Uniti.

L’industria discografica nacque grazie alla voce di Caruso, quando, a Milano nel 1902, egli accettò di registrare alcune arie con Fred Gainsberg della Gramophone and Typewriter Co. che, come suggerisce il nome, non era affatto destinata alla registrazione musicale. I dischi di Caruso, ascoltati al Metropolitan di New York, indussero l’offerta di un contratto favoloso. Caruso cantò al Metropolitan (che deve alla sua popolarità la sua fama) per 17 stagioni. Da quel prestigioso palcoscenico rivoluzionò il modo di cantare l’opera. Con le sue eccezionali doti di interprete, introdusse il verismo sia nella recitazione che nell’espressività del canto, rifiutando il virtuosismo e la tradizionale interpretazione manierata, contribuendo così ad allargare la notorietà dell’opera anche alla cultura di massa. Inoltre, le opere da lui rappresentate produssero una generale identificazione dell’opera come italiana.

A New York Caruso firmò un contratto con la Victor Talking Machine e con questa etichetta portò l’opera nelle case della classe media americana e nel mondo. Caruso fu il primo cantante a vendere un milione di dischi con “Vesti la giubba” dai “Pagliacci”. Tra il 1904 e il 1920 guadagnò quasi due milioni di dollari solo con la vendita dei suoi dischi. Dal 1909 incise anche canzoni napoletane, legittimando l’identificazione della musica popolare napoletana come espressione di italianità e creando un pubblico popolare e cosmopolita per la sua voce.

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