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Bruxelles : Esperia mobilita il sistema Italia contro il Nutri-Score

BRUXELLES - Due importanti eventi all’insegna della protezione del made in Italy agricolo e della Dieta Mediterranea, e contro il Nutri-Score, si sono tenuti a Bruxelles il 20 ed il 21 marzo. Il primo, presso la sede della Regione Veneto a Bruxelles, con il Ministro dell'Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, Francesco Lollobrigida. Il secondo, si è svolto il 21 marzo, presso il Parlamento Europeo, con il Presidente della Commissione Affari Costituzionale, Salvatore De Meo.

Il Regolamento Ue nr. 1169/2011, il cosiddetto Regolamento INCO, stabilisce le regole per l'informazione dei consumatori, consentendo loro di accedere a informazioni di base come la dichiarazione nutrizionale o l'elenco degli ingredienti. Per facilitare la comprensione di queste informazioni, oltre alla dichiarazione nutrizionale obbligatoria possono essere fornite altre forme di espressione e presentazione o informazioni volontarie, in conformità agli articoli 35, 36 e 37 del Regolamento.

La Francia ha creato un sistema di etichettatura nutrizionale sul fronte della confezione: chiamato Nutri-Score, che al momento può essere apposto dai produttori sui loro prodotti su base volontaria. Il Nutri-Score, secondo il Ministero della salute d’oltre Alpe, “è stato sviluppato per facilitare la comprensione delle informazioni nutrizionali da parte dei consumatori, aiutandoli così a fare scelte consapevoli”.

Il Nutri-Score è stato introdotto per la prima volta in Francia nel 2017, sulla base del lavoro del team del Prof. Serge Hercberg e delle competenze dell'Agenzia nazionale per la sicurezza sanitaria (ANSES) e dell'Alto Consiglio per la salute pubblica (HCSP). Dal lancio in Francia, diversi Paesi hanno deciso di raccomandarne l'uso: Belgio, Svizzera, Germania, Spagna, Paesi Bassi e Lussemburgo. Ha trovato tuttavia una forte resistenza, per una volta politicamente trasversale, da parte italiana. Perché è un sistema che rischierebbe di penalizzare fortemente prodotti di alta qualità della Dieta mediterranea seppure ad alto contenuto calorico, come, ad esempio, i salumi, il parmigiano e lo stesso olio d’oliva.

Quello organizzato il 20 marzo da “ITFood” - network indipendente che connette professionisti italiani del settore agroalimentare, attivi nelle istituzioni pubbliche, nel settore privato e nella società civile in Italia, in Belgio ed in Europa - ed il 21 marzo dal Circolo Culturale Esperia, sono state due occasioni d’incontro della comunità italiana operante nel settore, attorno ad un tema di grande attualità per l’attuale governo. Quello della promozione dei prodotti agro-alimentari italiani, alla base della Dieta mediterranea che, consentendo alla popolazione del nostro Paese una vita media superiore alla maggior parte degli altri paesi del mondo, e d’Europa, dovrebbe essere un punto di riferimento per le politiche agro-alimentari dell’Unione europea. E non, invece, come denunciato da molti operatori del comparto, che hanno ringraziato l’attuale governo per la vicinanza sinora dimostrata, ed il sostegno fornito alle loro battaglie.

Principale accusato, sul banco degli imputati dei due eventi, come detto, è stato il Nustri-Score. Attorno al principio che l’educazione alimentare europea debba privilegiare e prendere esempio proprio dalla Dieta mediterranea. A beneficio della qualità piuttosto che della quantità dei prodotti.

Come già ricordato in occasione dell’evento con il Ministro Lollobrigida, chi scrive, per esperienza della vita professionale precedente, trascorsa nella lotta alle frodi anche in campo agro-alimentare, sente il dovere di ricordare che non tutto ciò che è prodotto in Italia possa essere necessariamente, e sempre, considerato sano e di qualità. Sono infatti diversi gli operatori, a volte anche con marchi importanti, scovati negli anni dalla Guardia di Finanza, dai Carabinieri e dall’Ufficio Europeo della Lotta alla Frode (OLAF) e denunciati all’Autorità Giudiziaria per frodi alimentari, oltre che finanziarie. Anche se bisogna tenere presente che gli altri paesi non dispongono di servizi investigativi sofisticati e attrezzati per combattere questo tipo di frodi come Guardia di Finanza e Carabinieri, va riconosciuto che il problema della qualità esiste anche per i prodotti del made in. Ed assieme ad una campagna di informazione non solo in Italia, ma anche e soprattutto all’estero, sulla qualità dei nostri prodotti agro-alimentari, ne andrebbe fatta pure una, sempre e soprattutto all’estero, sui mezzi investigativi e di controllo dell’agro-alimentare di cui dispone l’Italia. E dei quali dovrebbero attrezzarsi anche gli altri paesi europei, per garantire lo stesso livello di protezione dei consumatori in tutti i Paesi dell’Unione Europea. Nel dei consumatori, oltre che nel rispetto della biodiversità e delle eccellenze regionali.

Ed è un discorso, questo, che sinora si è sentito poco utilizzare dai difensori del made in Italy agro-alimentare. Senza peraltro dimenticare mai di segnalare che i frodatori e sofisticatori alimentari, in Italia come nel resto d’Europa, per quanto marginali possano essere rispetto al mercato legale, danneggiano due volte la maggior parte degli operatori, onesti e capaci creatori di un made in Italy di alta qualità. Li danneggia attraverso una concorrenza sleale, ma anche, e soprattutto, infangando il marchio dei prodotti italiani. Che il Ministro Lollobrigida ha dichiarato con grande forza voler difendere, ad ogni costo, sui tavoli di Bruxelles. Assieme a tutto il governo, ed in particolare al Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, il quale, da quando era Vicepresidente della Commissione Europea, responsabile per l’Industria e l’Imprenditoria, si è sempre battuto per la difesa del made in, anche agro-alimentare.

La conferenza tenutasi presso il Parlamento Europeo, a cura di Esperia, aveva come titolo: “Front-of-pack labelling: una riforma in tre mosse. Informare il cittadino, garantire la stabilità agroalimentare, preservare le diversità regionali”.

Moderata da Antonio Cenini, Presidente di Esperia, è iniziata con un interessante intervento di Sossio Chierego, esperto di marketing strategico e consulente aziendale su “Omologazione vs diversità: una minaccia per le diete e le tradizioni locali dell'UE?”.

Forte della sua pluridecennale esperienza nel marketing agro-alimentare europeo, Chierego ha ricordato che il Nutri-Score, ancorché si inserisca nel contesto Green Deal e Farm 2 Fork - due politiche Ue che offrono grandissime opportunità ai produttori italiani - non è una soluzione pensata e, sinora, proposta dalla Commissione Europea. È importante quindi continuare a battersi contro un sistema di etichettatura che non va a beneficio della salute dei consumatori, ma solo di settori della grande produzione e distribuzione, penalizzando soprattutto le PMI. Significativo, infatti, il riferimento fatto alla possibilità della grande industria, attraverso semplici modifiche da laboratorio della componentistica dei prodotti alimentari, peraltro a bassissimo costo, di ottenere prodotti da semaforo verde (apparentemente più sano). A discapito degli interessi dei consumatori e della produzione d’eccellenza.

A proposito di etichettatura, gusto e regime alimentare, Chierego ha messo anche in evidenza come l’essere umano definisca il proprio “comfort food”, ovvero le abitudini alimentari, in quella che ha definito la sua “fase di imprinting”. Il regime alimentare è appreso infatti dalla nascita e memorizzato per tutta la vita, a prescindere dal gusto. “Cambi di regime alimentare necessitano modifiche delle proprie credenze, ad esempio religiose, o la comunicazione di benefici chiave. In assenza dei quali, si prova un cibo (come i tedeschi fanno, ad esempio, quando si trovano in vacanza a Napoli), ma poi si torna al proprio regime alimentare”, ha detto. Da ciò discende la necessità di una grande opera di informazione, e non solo in Italia e tra circoli italiani, ma in tutto il mondo, e con i non italiani, sui benefici della Dieta mediterranea. Altre forme di etichettatura, come il Nutrinform Battery, hanno molti vantaggi rispetto al Nutri-score, essendo più personalizzabili. Ma sono ritenuti troppo complessi dai consumatori europei. I quali, oltre agli aspetti nutritivi, sono molto attenti anche a tematiche di compliance del produttore rispetto ad aspetti sociali, ambientali e di governance. Quali la tutela dei lavoratori, il rispetto della parità di genere e l’impatto ambientale.

Chierego ha infine proposto lo sviluppo di una Etichetta 2.0, pienamente personalizzabile, iconica ed integrata al pacco, attraverso l’utilizzo di una app da smart phone con codice a barre.

Tale sistema permetterebbe al consumatore, attraverso un semplice lettore di codice a barre disponibile su tutti i telefonini, di gestire il calcolo nutrizionale e le valutazioni fuori pacco. In altri termini, il consumatore, tramite il suo telefonino, disporrebbe di un “nutrizionista personale digitale” ed uno strumento di indirizzo per il consumo responsabile.

Concetti che sono stati ribaditi, sempre col supporto di altri dati scientifici, da Pietro Paganini, fondatore di Competere, piattaforma di professionisti che produce analisi e ricerche per innovare i processi produttivi e migliorare la qualità della vita e dell’ambiente. Il quale, intervenendo sul tema “Oltre le etichette: Front of Pack”, ha ricordato che sono attualmente in corso ricerche scientifiche di grande importanza, con utilizzo anche dell’intelligenza artificiale. I cui risultati, tra qualche anno, permetteranno di ottenere il proprio DNA a prezzi bassissimi. Aprendo la strada a diete personalizzate, che vanno nella direzione completamente opposta alla filosofia del Nutri-Score. In quanto si tenderà a misurare e predire cosa il nostro corpo ha bisogno in un preciso momento. Mentre con il Nutri-Score gli uomini, sul piano dell’alimentazione, sono considerati tutti uguali. Smentendo così i principi fondanti dell’Ue, che valorizzano le diversità, sia degli Stati che dei propri cittadini. Secondo Paganini, bisogna eliminare il Nutri-Score e, sulla base di alternative di etichettatura smart, come quelle proposte da Chierego, andare verso la concezione di una etichettatura “Life-Score”, che permetta ad ogni consumatore di scegliere i prodotti, nelle giuste quantità, più adatti alle proprie esigenze dietetiche personali.

Alla domanda “quali politiche adottare?”, hanno provato a dare risposta i due europarlamentari presenti nel Pannel. In assenza del terzo, previsto in programma, Nicola Procaccini, Eurodeputato ECR-FI, impossibilitato ad intervenire all’ultimo momento per problemi di aereo.

Rosanna Conte, Eurodeputato ID-Lega, membro della Commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale, contrariamente ad altre forse discutibili e un po’ troppo colorate affermazioni, poco proficue per convincere i partner europei, si è dichiarata, in modo molto pragmatico ed equilibrato, poco ottimista sui risultati di quella ha definito una battaglia (ma non una guerra) contro gli interessi di grossi gruppi imprenditoriali. E non contro altri Stati, come ha giustamente voluto precisare. Perché gli altri Stati devono essere convinti dall’Italia con dati scientifici e molta pacatezza, piuttosto che con slogan - del tipo “una bella amatriciana è la migliore alimentazione del mondo, se non fatta con la farina di grillo” - che possono anche avere un effetto boomerang. A suo avviso, infatti, l’Italia deve approfittare di questo momento di calma apparente, a livello del processo normativo europeo, per accentuare la propria capacità di informazione, sensibilizzazione, e di creazione di alleanze con gli altri Stati membri Ue, sui benefici di una dieta sana, qualitativamente e quantitativamente, orientata a quella Mediterranea. Ma col supporto di dati scientifici e la pacatezza della ragione, più che con l’emozione della pancia e slogan da social.

Il Presidente della Commissione Affari Costituzionali dell’Europarlamento, Salvatore De Meo, nel suo intervento conclusivo, ha definito il Nutri-Score come “sistema fuorviante, non scientificamente supportato, con cui si intende condizionare ed orientare il consumatore verso un sistema alimentare universale, anestetizzando ed appiattendo i nostri gusti e le nostre diversità alimentari, che fanno invece parte degli elementi di identità dell'Unione europea che vede proprio nelle diversità il suo punto di forza”.

Aggiungendo di non credere che “voglia garantire al consumatore acquisti salutisti ma favorire un nuovo sistema commerciale e produttivo con la demonizzazione di alcuni alimenti. Come è accettabile assegnare un bollino “rosso” a molti prodotti della dieta mediterranea e del Made in Italy ed un bollino “verde” a quelli ultra-processati delle grandi industrie alimentari?”

Secondo l’europarlamentare forzista, da tempo impegnato nella crociata italiana per un’etichettatura nell’interesse dei cittadini-consumatori, e non solo di grossi gruppi imprenditoriali “c’è bisogno di un sistema di etichettatura fronte pacco armonizzato, ma supportato da studi scientifici. Per dare al consumatore un'informazione oggettiva ed aggiuntiva che lo renda responsabile e consapevole nei suoi acquisti. La vera sfida non è riempire di etichette le confezioni dei prodotti, ma creare una cultura alimentare in cui ogni alimento possa essere consumato nelle giuste quantità, e nell'ambito di un regime alimentare equilibrato e variegato”.



(aise)

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