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Aggiornare l'Accordo bilaterale di sicurezza sociale Usa – Italia


ROMA - L'aggiornamento dell'Accordo bilaterale di sicurezza sociale tra Usa – Italia sarebbe “particolarmente oneroso” per il nostro Paese, perché comporterebbe il “riconoscimento unilaterale di nuovi diritti”, senza alcuna reciprocità. Questo, in sintesi, il contenuto della risposta che il sottosegretario agli esteri Benedetto Della Vedova ha reso all’interrogazione con cui Fucsia Nissoli, deputata di Forza Italia eletta in Centro e Nord America, chiedeva a che punto fossero gli approfondimenti tecnici volti all’aggiornamento dell’accordo. Un atto, come ricorda Della Vedova, che è stato stipulato nel 1973, entrato in vigore nel 1978 e poi modificato da un accordo aggiuntivo del 1984, a sua volta entrato in vigore il primo gennaio 1986. “Non sono poche le difficoltà di natura giuridica finora emerse con riguardo all'eventuale estensione dell'accordo, - spiega il sottosegretario – il cui campo di applicazione attualmente include i lavoratori subordinati e quelli autonomi che hanno svolto o svolgono la loro attività nei due Paesi. In particolare, per l'Italia l'accordo si applica all'assicurazione generale obbligatoria per invalidità, vecchiaia e superstiti dei lavoratori privati, nonché ai trattamenti di previdenza sostitutivi di detta assicurazione generale; per gli Stati Uniti l'applicazione dell'accordo riguarda i soli iscritti alla Social security, che costituisce la previdenza di base”. “L'accordo – chiarisce Della Vedova – non tiene pertanto conto, per l'Italia, delle categorie professionali dei liberi professionisti e dei lavoratori pubblici, mentre per gli Stati Uniti delle numerosissime persone a reddito medio e medio-alto che aderiscono ai fondi pensionistici privati”. “A giudizio del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, l'estensione dell'accordo implicherebbe il quasi impossibile coordinamento tra sistemi intrinsecamente diversi ed estremamente eterogenei, che a suo tempo giustificò l'esclusione dalla categoria dei beneficiari dei lavoratori dotati di fondi pensionistici privati regolati da statuti propri”. Il suo aggiornamento “comporterebbe, pertanto, il riconoscimento unilaterale di nuovi diritti che, sul lato italiano, graverebbero sulle casse dei liberi professionisti (per tale categoria di lavoratori) e dello Stato (per i lavoratori del pubblico impiego), senza una reale reciprocità da parte statunitense”. Dunque, la sua estensione “si prospetterebbe particolarmente onerosa per il nostro Paese, aggiungendo ai problemi di natura giuridica la necessità preliminare di reperire risorse finanziarie certe e stabilite per legge”. A questo proposito, - conclude il sottosegretario – il Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha comunicato di essersi rivolto all'INPS chiedendo la quantificazione di tali eventuali oneri aggiuntivi”.

(aise)

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