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A Fausta Speranza il Premio Letterario Ambasciatori Presso la Santa Sede

ROMA - Per salvare il mondo serve recuperare davvero una prospettiva di bene comune. È uno dei messaggi emersi alla cerimonia di consegna dello scorso 14 settembre all’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, del Premio Letterario Ambasciatori presso la Santa Sede 2022. L’Ambasciatore Francesco Di Nitto e il Capo Delegazione dell'Unione Europea presso la Santa Sede, Ambasciatrice Alexandra Valkenburg - rispettivamente Vice Presidente e Presidente della Giuria - hanno consegnato il Premio a Fausta Speranza, vincitrice della terza edizione con il libro “Il senso della sete. L’acqua tra geopolitica, diritti, arte e spiritualità” (Infinito edizioni). A riportare la notizia meridianoitalia.tv.

Di seguito l’intervento integrale della vincitrice:

“Grazie di tutto cuore, alla presidente del Premio, l’Ambasciatrice Alexandra Valkenburg, Capo delegazione dell'Unione Europea presso la Santa Sede; all’Ambasciatore Francesco Di Nitto, vicepresidente del premio che ospita questo evento – e non è solo un fatto di luogo ma di accoglienza profonda - ; a tutte le Eccellenze Ambasciatori, ai delegati del Pontificio Istituto di Scienze Storiche e a quelli del Pontificio Consiglio per la cultura, ai rappresentanti del mondo dell’editoria, a quanti fanno parte della Giuria o del Comitato consultivo del Premio.

Mi sono occupata di acqua, la più essenziale delle risorse, mentre i cambiamenti climatici ne palesano purtroppo sempre più chiaramente le urgenze e mentre nel dibattito internazionale il gas si presenta come la più attuale delle risorse. Ma anche mentre, senza troppo clamore, il litio si impone come la risorsa più ricercata dai colossi della tecnologia, che si stanno affermando come poteri forti nei difficili equilibri tra grandi potenze.

La guerra mondiale non è più un rischio, ma è sostanzialmente in atto, anche se finora solo su alcuni piani. Da tempo cerca di risvegliare le coscienze Papa Francesco parlando di “terza guerra mondiale a pezzi”.

Abbiamo visto saltare gli equilibri da guerra fredda e quelli da post guerra fredda, abbiamo visto sgretolarsi le illusioni di autoregolamentazione da globalizzazione. In tutto questo contesto, è cruciale più che mai la questione delle risorse, della distribuzione e gestione delle risorse. L’acqua quotata in Borsa è emblematica. La realtà o la prospettiva di scarsità si traduce in speculazione.

Intanto la digitalizzazione, l’automazione, non è solo una modalità di comunicazione ma è anche un nuovo orizzonte antropologico culturale. A un modello di cosiddetta Intelligenza artificiale (Ia) infatti si può chiedere di determinare il consenso in base alla elaborazione di dati, che dovrebbero essere in grado di contenere principi di etica. Significa perdita del potere della deliberazione cosciente. Si profila il rischio di una crisi epistemologica senza precedenti. Una crisi di senso.

Se lo sguardo è ormai inesorabilmente globale, non è scontato invece l’approccio multilaterale. Assistiamo a un opportuno recupero della dimensione locale, ma anche purtroppo a chiari accenti di mistificazione di concetti e termini come Stato, nazione, popolo. Le particolarità sono ricchezza preziosa, come preziosissimo è l’impegno alla difesa di tradizioni e valori anche locali. Ma la famiglia umana è una. E un’identità costruita contro l’altro porta conflittualità, distruzione e potenziale autodistruzione dell’umanità, viste le capacità degli armamenti ormai a disposizione.

L’alternativa è promuovere la fraternità e l'amicizia sociale, uniche vie – dice Papa Francesco nell’Enciclica Fratelli tutti - per costruire un mondo migliore, più giusto e pacifico. Soffermiamoci sul concetto di alternativa. Finora il potere è stato indubbiamente in mano agli uomini ed è storia di dominio, di lotte fratricide, di prevaricazioni e di vendette. Immagino il femminile come alternativa. Voglio dire che si parla di donne e della loro necessaria presenza nelle stanze del potere. Importante e doveroso.

L’auspicio è che non cambi solo il numero di donne, la percentuale di presenze, ma che prevalga il femminile inteso come alternativa alle logiche di potere imperanti per secoli. Ovviamente non tutti gli uomini sono uomini di potere con questo approccio mentale, così come invece ci sono donne alle quali questo approccio appartiene. Per questo a mio avviso è illuminante parlare di femminile, un femminile che si fa alternativa perché in grado di promuovere proprio quell’orizzonte di cui dicevamo: fraternità e amicizia sociale uniche vie per costruire un mondo migliore. Di donne che si fanno paladine di equilibri di forza maschili, “vecchi”, non abbiamo davvero bisogno.

Indubbiamente costruire un mondo migliore richiede “l'impegno di tutti”, ci chiarisce Francesco ancora nella Fratelli tutti: persone, istituzioni, mondo economico, organizzazioni internazionali, società civile. E permettetemi di sottolineare il contributo importante di chi fa comunicazione, di chi certi valori o disvalori ha il potere di trasmetterli, di amplificarli, a volte di imporli. Il filosofo francese Emmanuel Mounier, che peraltro è stato anche un giornalista, ha detto: “L’esasperazione dell’individualità è il primo degli atti di guerra”. Un monito da non dimenticare.

E proprio tutti siamo chiamati a impegnarci di fronte alle conseguenze dei cambiamenti climatici perché tutti siamo coinvolti. Le sfide del climate change confermano drammaticamente quanto ha chiarito l’Enciclica Laudato Sì spiegando che tutto è in relazione: non si può ragionare di sistemi naturali senza ragionare di sistemi sociali e viceversa. Anche questo è in qualche modo una forma di necessario approccio multilaterale mentale.

Da questo pensiero, “tutto è in relazione”, è nata l’idea del libro. Ciò che ti appassiona ha la caratteristica di “un’ossessione” che non ti abbandona, anche se tanto altro ti richiede energie. Ma non sono certo l’unica ad essere stata “ossessivamente” presa da questa Enciclica. Da cronista posso dire che in 30 anni di corrispondenze da Bruxelles e da Strasburgo mai avevo assistito a quanto è successo nel 2015 alla pubblicazione della Laudato Sì: settimane e settimane in cui nei corridoi – laici - dell’Europarlamento o della Commissione europea non si parlava d’altro. Peraltro alcuni brani dei più recenti documenti in materia dell’Ue ricalcano espressioni di Papa Francesco. La Laudato Sì avverte che - tra sfide globali e relazioni, tra diseguaglianze troppo profonde per essere sostenibili - a salvare l’umanità può essere solo un orizzonte culturale in cui sia centrale la difesa del bene comune.

Recuperare il senso del bene comune, pensando anche alle prossime generazioni, è la prima delle urgenze. In Occidente il concetto di bene comune è figlio di quella cultura permeata di Cristianesimo che ha dato vita al meglio dell’Illuminismo. Una cultura che oggi, quasi incurante delle drammatiche sfide per le democrazie e per lo stesso Umanesimo, sembra ripiegarsi con tristi involuzioni. Come avverte l’intellettuale Amin Malouf, siamo chiamati a parlare più che di scontri di civiltà di implosioni di civiltà. Eppure, come il massmediologo Derrick de Kerckhove sottolinea, solo l’Umanesimo può salvare dalla “dittatura dell’algoritmo”.

Mentre indagavo le questioni legate alle risorse idriche, tra sfide e opportunità, ho sentito l’istintivo bisogno di tornare ad abbeverarmi a sorgenti in grado di rispondere al “senso della sete”. Ho avvertito il forte desiderio di leggere o rileggere testi di spiritualità e di arte in cui torna questo tema. Il sacro non è assenza di pensiero e in tanta sacralità attribuita all’acqua - in tutti i tempi e sotto tutte le latitudini - si trova tanta saggezza. Inizialmente non avevo immaginato la terza parte del libro che offre proprio flash di questo patrimonio culturale. Ho deciso poi, sentendo quanto nutrimento ne ricevevo, di inserirla.

Ho piacere di dire che ho trovato subito l’appoggio di Infinito Edizioni, di Luca Leone e Maria Cecilia Leone. Non potrei immaginare collaborazione di Editore più rispettosa, colta e garbata. Al terzo mio libro da loro editato, con la gioia di questo illustre Premio, li saluto con riconoscenza e affetto.

Per ricordare il loro impegno utilizzo la definizione che mi ha piacevolmente colpito tra tante, espresse e apprezzatissime, per Il senso della sete: “Non superficiale”.

La superficialità, dovuta all’assenza di adeguata riflessione o scelta per colpevole strumentalizzazione, è a mio avviso il male che più colpisce oggi il mondo della comunicazione, dai mass media di vecchio e nuovo stampo ai social. Chi cerca di fare corretta informazione si muove a slalom tra fretta, sensazionalismo, fake news. Prima ancora della partigianeria, la superficialità è la prima nemica della verità.

Eppure, senza verità non c’è giustizia, senza giustizia non c’è pace. Lo ha ribadito al mondo Paolo VI, oggi Santo, primo Papa a parlare alle Nazioni Unite. A nome di una Chiesa che ha magistralmente definito “esperta di umanità”.

Il Cristianesimo è innanzitutto esperienza di Fede, incontro con il Dio vivo; ed è proiezione d’amore verso l’altro, in particolare verso i più deboli e bisognosi. Ma è anche un fatto culturale. Non c’è Umanesimo senza il Cristianesimo. So di studenti di storia dell’arte che hanno difficoltà perché l’immaginario che permea le opere d’arte di tanti secoli sfugge loro. Finora era scontato: nessun libro di testo citando San Tommaso (è l’esempio più semplice) spiega chi fosse. Oggi tanti ragazzi negli Stati Uniti, in Nord Europa, anche in Italia, non avendo seguito catechismo o lezioni di religione sono all’oscuro di riferimenti scontati fino a pochissimo tempo fa. Se non hanno seguito percorsi di studio specifici non conoscono neanche la ricchezza dei Classici che il Cristianesimo ha salvato dall’oblio, ha attraversato e illuminato e che continua a salvare in termini di centralità della persona, di valore dell’interiorità, di senso della vita e della storia.

Sono sotto gli occhi di tutti alcuni estremismi della cosiddetta dottrina del “Politically correct” che, partendo dal relativismo come presupposto di rispetto e correttezza, approda a volte ad asserzioni più che dogmatiche o a manifestazioni inquietanti come alcune riconducibili al fenomeno della cosiddetta “cancel culture”.

Sul relativismo restano semplicemente illuminanti le pagine di Papa Benedetto XVI. Sulla riflessione da fare come Occidente resta tutta la nostra responsabilità.

Credo che per il cristiano oggi non essere superficiale nell’informazione significhi non dimenticare le povertà materiali che alimentano guerre, migrazioni forzate, tensioni sociali, ma anche non dimenticare il livello della battaglia culturale sempre più urgente per difendere l’Umanesimo dall’automatizzazione dell’etica. Non bisogna dimenticare le povertà materiali ma neanche le povertà culturali e spirituali.

Dedico questo Premio a mio padre, che mi ha insegnato per primo il valore della verità, difendendolo in ogni stagione della vita. E pensando ai suoi insegnamenti lo dedico ai giovani, partendo da mia figlia Giulia, studentessa universitaria. Con lo sguardo alle nuove generazioni rispondo idealmente alla domanda che spesso alle varie presentazioni del libro mi sono sentita rivolgere: dove trovare motivi di speranza in tema di emergenze climatiche? Rispondo: nelle esperienze di comunità che si muovono per il bene comune. Sono autentiche iniziative dal basso, un’espressione che si ha quasi paura ad usare perché abusata e che invece deve conservare il suo significato migliore.

Allora anche ora ricordo due esempi: il primo viene dal Medio Oriente, una delle zone a più alta conflittualità da decenni e decenni, dove cittadini israeliani, palestinesi e giordani hanno promosso l’associazione EcoPeace Middle East. La logica è di quelle alternative davvero: costruire la pace sull’acqua. Si tratta infatti di mettere da parte ogni conflittualità e gestire in collaborazione, per tutte e tre le rispettive popolazioni, le risorse idriche del fiume Giordano che per sua natura bagna le rispettive terre.

Il secondo esempio è la prima Direttiva di iniziativa popolare nell’UE, del 2020, che riguarda l’acqua potabile, gli standard di sicurezza che sono stati alzati. In base al Trattato di Lisbona del 2009 è divenuta possibile l’iniziativa legislativa popolare, cioè una proposta sottoscritta da un certo numero di cittadini di un certo numero di Paesi dell’Ue che diventa Direttiva europea. E questa è stata la prima volta in cui i cittadini europei – per il bene vitale dell’acqua - sono stati protagonisti davvero di un’Europa unita che c’è.

La speranza c’è dove sopravvive il senso autentico del bene comune. E incompatibile con il concetto di bene comune è la superficialità. L’antidoto per tutti è la conoscenza attraverso una buona informazione, che significa consapevolezza e dunque possibilità reale di scelta. Richiede un atto di forza nei confronti dello stordimento da social, da messaggi omologati e martellanti.

Tra tanti dibattiti su diritti rivendicati a gran voce, a partire dal delicatissimo dibattito sull’identità sessuale, la vera differenza può farla un argomentare non superficiale. Assistiamo invece a una progressiva banalizzazione delle tematiche, spacciata per divulgazione. La semplificazione è doverosa per giornalisti e comunicatori se permette una fruizione più immediata del contenuto, ma se si confonde semplificazione con banalizzazione i risultati sono drammatici.

Thomas Eliot, pensatore accorto che ha contribuito allo straordinario humus culturale del quale si sono nutriti i Padri dell’Europa per la meravigliosa ambizione di sognare unità e pace, diceva: “In un mondo di fuggitivi, colui che cammina nella direzione opposta sembra che stia fuggendo”.

È proprio così oggi: se cerchi di combattere la superficialità, sei indicato come fuggitivo, sei marginalizzato in nome della produttività, di un falso concetto di efficienza, di velocità, di modernità. In tutti i contesti.

Grazie Eccellenze Ambasciatori per questo Premio, del quale sono sinceramente e profondamente onorata. Grazie perché questo Premio rappresenta anno dopo anno un impegno autorevole e pubblico a distinguere tra chi fugge davvero e chi no”.




(aise)

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