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“Andes Perù Expedition 2022”: conclusa con successo la missione italiana per conoscere e raccontare


- La missione “Q'eros. Gli ultimi Inca - Andes Perù Expedition 2022”, coordinata da Valerio Ballotta, si è conclusa con il rientro in Italia, nella notte del 20 febbraio, dei quattro ricercatori e fotografi da un impegnativo itinerario nel cuore del Perù andino.

La spedizione italiana ha portato a termine un lavoro importante per la conoscenza di questo popolo peruviano discendente dagli Inca, che era uno dei principali obiettivi da raggiungere.

Valerio Ballotta, responsabile della missione, ha descritto come “unica e per certi versi irripetibile” l’esperienza nel villaggio Q’ero e nell’altipiano andino dove vive questa gente.

La spedizione, dopo essere stata a Cuzco a 3.300 m., si è gradualmente spostata in località fra i 3.700 e 3.900 metri s.m. per due giorni, in modo da acclimatare il fisico a quote maggiori. A seguire si è raggiunto Paucartambo nella regione di Cuzco, che segna di fatto il confine fra il mondo “civilizzato“ e questo altopiano andino che si raggiunge dopo 4 ore di pulmino, arrivando al primo villaggio Q’ero.

“La strada per raggiungere Paucartambo”, racconta Ballotta, “si snoda fra le Ande su strade impraticabili e non sicure, ma con panorami mozzafiato, fra i 4.000 e 4.500 metri dove si trova il primo avamposto Q’eros, il villaggio di Chua Chua. Da lì, dopo ore di camminate, abbiamo raggiunto le prime famiglie nelle loro tipiche case: i muri di fango e pietra sostengono i tetti di paglia. Fin dal primo incontro, con una famiglia che alleva e segue principalmente gli alpaca, ci siamo resi conto della loro grande ospitalità”.

“Nel loro mondo spirituale non vi sono divinità da adorare”, prosegue Ballotta, “bensì la ricerca di un collegamento con la Natura (Pachamama) e con gli Spiriti delle Montagne (gli Apus)”.

La spedizione ha viaggiato e vissuto fra i 4.500 e 5.000 metri per 4 giorni, dormendo in tenda e in scuole che la gente Q’eros ha messo a disposizione a causa delle pessime condizioni atmosferiche riscontrate: piogge violente, neve con temperature di poco sotto lo zero e umidità al 100%, che giungono sin lì con le nuvole formatesi nella vicina Amazzonia. I giovani della spedizione sono stati i primi “stranieri” che la popolazione ha visto dopo lo scoppio della pandemia Covid.

“Per quello che riguarda l’adattamento fortunatamente non abbiamo avuto problemi”, continua Ballotta. “Anche riguardo all’aspetto del cibo ci eravamo presi una bella scorta dall’Italia, per sicurezza, che abbiamo condiviso con i Q’eros i quali ci hanno fatto assaggiare i loro piatti che sono semplici come il loro modo di vivere, a base di patate, verdure e carne”.

Alessandro Bergamini, modenese di adozione, uno dei fotografi presenti nella spedizione, si dice entusiasta dell’aspetto fotografico. “La zona si presenta come un paradiso per un fotografo: paesaggi incredibili; i Q’eros vestono sempre con abiti tradizionali e sembrano un tutt’uno con la loro terra”. Anche Bergamini sottolinea le difficoltà della spedizione, legate soprattutto alla stagione delle piogge tipica della regione nel mese di febbraio, e ai ripidi sentieri che hanno dovuto percorrere per raggiungere i villaggi e le famiglie Q’eros a più di 4500 metri di altitudine. Quanto all’accoglienza del popolo, “l’incontro con i Q’eros è stato sicuramente positivo e ci hanno introdotto sin da subito nel loro mondo e per quanto possibile ci hanno fatto sentire a casa nostra, nonostante tutte le difficoltà e poche comodità”.

L’altro fotografo della spedizione, Tommaso Vecchi, centese, è anche un grande conoscitore delle diversità tra i popoli lontani e questa è stata per lui un’esperienza ricca di emozioni e scoperte, come spiega lui stesso: “Vivere a stretto contatto con il popolo Q’eros ci ha permesso di approfondirne la loro cultura, usanze e tradizioni. Sono rimasto senza parole dinnanzi a tanta autenticità, conservata negli anni grazie a un loro credo che riunisce Madre Terra (Pachamama) e gli Dei delle montagne (Apus). Torniamo a casa stanchi ma arricchiti… e ora ci prepariamo per la nostra prossima meta!”.

Infine, Giovanni Giusto, il videomaker della spedizione, racconta che una delle cose che l’ha colpito di più è stata l’apertura mentale nei confronti dello straniero da parte di popoli che vivono in zone così remote del mondo. “Sapere che al mondo ci siano ancora pensieri così puri e incontaminati mi ha sorpreso e riempito il cuore”, afferma Giusto. “Spero di riuscire a trasmettere questa loro genuinità e apertura mentale attraverso le mie immagini, invitando chi ha un idea di “confine” e di “straniero” diversa, a prendersi del tempo per pensare”.

Il gruppo non ha riscontrato aspetti negativi, sia a livello di salute sia di impegno fisico, grazie alla preparazione di tutti, iniziata mesi prima; merito anche al grande affiatamento che si è creato tra loro.

Al rientro dalla spedizione il gruppo si dedicherà alla preparazione di un libro illustrato che sarà presentato in occasione della mostra delle immagini alla Galleria Ceribelli di Bergamo il 7 maggio. I successivi appuntamenti saranno a partire dal 13/14 maggio a Vignola, sia alla Rocca sia alla Biblioteca, il 9 settembre a Cento di Ferrara al Cinema Don Zucchini e il 15 ottobre a Gozo, Malta, al Museo Heart of Gozo di Victoria. In tutti questi eventi, oltre al libro, saranno presentati i filmati preparati da Giovanni Giusto della 010 Films. (aise)

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